Laica-mente in difesa della vita
A due anni dalla proposta di riforma della 194, tra la difesa della libertà di scelta e la difesa della vita, un invito all’obiettività.
Nell’interesse sociale e collettivo, bisogna favorire la maternità, altrimenti sarebbe la fine della vita. Non si deve inneggiare all’eugenetica e alla morte, altrimenti sarebbe la fine della civiltà. Ma abusare di simili distopie, facendo pesare un inclemente giudizio morale sull’umanità, tiene lontani dai problemi concreti e vicini e, quindi, non li risolve.
Imporre un teoconservatorismo estremo non è la soluzione per tutelare la rilevanza sociale della procreazione in modo laico e giusto.
Garantire la libertà di scelta non è inconciliabile con la “difesa della vita”, anzi è l’unico modo per tutelare la dignità della vita in ogni sua fase evolutiva, al di là dell’orientamento politico e religioso, e favorire realmente una “procreazione cosciente e responsabile, che tuteli la vita umana dal suo inizio” (art.1 legge 194). Difendere la dignità di un essere umano in potenza, non deve offendere la dignità dell’essere umano in atto, ovvero delle donne e degli uomini che prima di essere attanti della procreazione sono individui, liberi e liberi di scegliere per sé.
Sono stati fatti numerosi tentativi per criminalizzare e limitare l’applicazione della legge 194. Oltre all’obiezione di coscienza, diritto di fatto, ma spesso strumentalizzata come arma di pressione nella pratica, oltre alle continue pressioni etiche e psicologiche delle truculente e savonaroliane campagne del Movimento per la Vita, ci sono state rilevanti proposte di legge che enumero di seguito.
- A livello regionale lombardo, la proposta della legge regionale n. 3 del 2003 e la proposta di legge del gennaio 2008 per la sepoltura dei feti abortiti sotto le 20 settimane (vedere Agenda Coscioni, luglio 2009, pagg. 3-4).
- La proposta di riforma alla legge 194 fatta nel gennaio 2008 da Roberto Formigoni, al tempo governatore della regione Lombardia. La proposta di riforma, tra dibattiti e polemiche, è stata infine respinta.
- La proposta di legge per la modifica dell’art.1 del Codice Civile, affinché venissero estesi i diritti del nascituro fin dal momento del concepimento, fatta nel dicembre 2009 da Carlo Casini – presidente del Movimento per la Vita – in occasione dell’immissione nel mercato italiano della pillola abortiva RU486.
Tali iniziative sono state respinte. Tentare di modificare le leggi in modo da rendere complicato o illegale l’aborto limita solo la libertà di scelta della donna, ma non cancella l’aborto.
È pericoloso imporre principi etici cattolici al di là delle leggi o adattare le leggi a questi, senza tener conto di problematiche sociali, del credo e della volontà delle persone e dello status quo, perché genera illegalità e ribellione e non risolve i problemi su cui tali principi dovrebbero agire. Un vero antiabortista dovrebbe aver chiaro che la legalizzazione e la semplificazione dell’aborto hanno portato ad una diminuzione dello stesso, avvicinandosi così al suo obiettivo di ridurlo.
Affinché la battaglia per la vita abbia successo bisognerebbe impegnarsi in altre lotte, diverse dalle campagne e dalle proposte di legge antiabortiste.
Per difendere la vita e ridurre l’aborto, bisogna difendere la libertà di scelta, lottare per l’emancipazione femminile, lottare per una società più meritocratica e meno maschilista e corrotta, battersi affinché nei consultori ci sia reale informazione e non solo obiezione di coscienza, battersi affinché i proventi pubblici vengano destinati per educazione sessuale nelle scuole e per aiuti psicologici ed economici alle donne in difficoltà.
Le persone ricorrono all’IVG dai tempi del medioevo, e continueranno a farlo, legalmente o meno. Cercando di limitarla si causano solo due cose: il “turismo sanitario” e la clandestinità. Ciò che non è possibile qui verrà fatto comunque all’estero, dove è possibile, o illegalmente. Invece quando si agisce nell’ambito della legalità e della laicità è possibile il mutuo consenso informato tra paziente e medico, si può monitorare il fenomeno da un punto di vista medico e statistico, ridurlo grazie ad un’informazione preventiva adeguata, capire come fornire la giusta educazione e assistenza, fare in modo che non si ripeta. Dati alla mano:
Il ricorso all’IVG dal 1982 al 2006 si è ridotto di oltre il 40%. Tale riduzione arriva al 60% se si considerano solo le donne italiane.
Un aumento degli aborti si è verificato tra le minorenni immigrate ed è causato da problemi contingenti quali la mancanza di informazione e di educazione adeguata sulla contraccezione, l’isolamento dato dalla mancata conoscenza della lingua italiana, insieme alla scarsa tutela delle persone immigrate clandestinamente.
Per ridurre l’aborto bisogna valorizzare i fattori che hanno dimostrato empiricamente una diminuzione dello stesso, e trovare soluzioni alle altre problematiche che sono davvero all’origine del fenomeno. Questa è la vera soluzione logica e obiettiva, mentre invece applicare restrizioni alla legge 194 causerebbe l’esatto effetto contrario.
Per ridurre l’aborto a seguito di irresponsabilità e noncuranza bisogna battersi per una maggiore informazione sugli anticoncezionali e per applicare maggiormente l’art.2 della legge 194 in ciò che concerne la prevenzione all’aborto e l’assistenza. Non è corretto tacciare di abiezione e immoralità se si lavora poco sulla prevenzione e sui fattori che minano il raggiungimento delle aspirazioni personali individuali diverse dalla maternità, che vanno spesso sfumandosi in conseguenza a una maternità. Quando sopraggiunge una gravidanza non programmata cambia totalmente la vita della madre e in Italia non ci sono la mentalità e i servizi adeguati per evitare che un evento naturale abbia un impatto stravolgente sulla vita lavorativa e sociale. Bisogna quindi agire sulla mentalità e i servizi.
Per ridurre l’aborto, bisogna battersi per l’emancipazione femminile sui posti di lavoro e per fornire servizi di agevolazione e di babysitting per le mamme lavoratrici, incrementando e regolarizzando così anche lo sviluppo di un mercato di lavoro già molto florido – per la maggior parte dei casi svolto in nero in Italia -. Solo così le donne che abortiscono perché troppo giovani o troppo povere o perché vedrebbero sfumare la crescita professionale per la quale hanno investito tanto tempo ed energie, avranno la reale possibilità di agire in modo diverso prima e dopo una gravidanza non prevista. Solo potenziando sovvenzioni, istituti, aiuti economici e psicologici si può garantire una vita ai figli delle donne che non si sentono “libere di non abortire”.
L’unico modo per ridurre il fenomeno dell’aborto tra minorenni invece è garantire l’educazione sessuale, l’informazione e l’accesso alla contraccezione a scuola e nei consultori. Additare la corruzione e immoralità dei costumi e censurare l’informazione e l’educazione sessuale come “pornografia di Stato” non è una posizione da conservatore ben pensante, ma da ignorante.
Applicare, e difendere, la legge 194 porta ad una diminuzione dell’aborto più delle stesse iniziative antiabortiste, ed i dati lo confermano. Invece che agire sotto l’ombra dell’ignoranza e del teoconservatorismo gli uni e dell’egoismo individualista più cieco gli altri sarebbe meglio impegnarsi tutti per il conseguimento degli obettivi comuni, con battaglie sensate e utili allo scopo.



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