Con un poco di laicità la pillola va giù
LA PILLOLA RU 486 è stata immessa in commercio in Italia il 30 luglio 2009, a seguito dell’ approvazione del Consiglio di amministrazione dell’ l’Agenzia italiana del farmaco. Il farmaco in questione causa l’aborto farmacologico, dall’esito indifferente rispetto a quello chirurgico, ma meno invasivo dal punto di vista metodologico. Può essere somministrata solo in ambito ospedaliero secondo la legge 194/78 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e solo entro la settima settimana di gravidanza.
Vorrei fermarmi qui e affermare con soddisfazione “l’Italia ha fatto un grande passo verso il progresso e la laicità”. Ma non posso. A partire dal momento in cui è stato dato il via alla RU 486 in Italia è partita una crociata ideologica di ostruzionismo dall’esito incerto.
LE POLEMICHE ANTIABORTISTE: “Kill-pill, pesticida umano, farmaco che uccide”. “Banalizza la vita, infanticidio tirando lo sciacquone, clandestinità legale dilagante”. Superato il terrore evocato da terminologie tali da fare invidia ai sermoni di Savonarola, per chi non lo sapesse, il farmaco è stato definito preferibile e più sicuro di un intervento chirurgico oltre che dall’Aifa, anche dal premio Nobel per la medicina Montagnier. Mentre le campagne antiabortiste mistificano le informazioni e strumentalizzano i meno di 30 decessi registrati in tutto il mondo nell’arco di una quindicina d’anni senza un chiaro legame causale con la pillola in questione -rappresentanti quindi un rischio di mortalità inferiore a 1 per 100.000, analogo a quello per aborto spontaneo-, le morti avvenute per aborto chirurgico clandestino sono inquantificabili.
I difensori del movimento per la vita commettono un grande errore, o una grande ipocrisia dettata dalla volontà di fare pressione sulla paura e sull’emotività delle persone meno informate e di inficiare la veridicità delle perizie degli organismi tecnici con finalità tutt’altro che scientifiche. Inoltre, i medici hanno osservato che gli aborti per RU 486 non si sommano agli aborti chirurgici, vi si sostituiscono. Una donna che non può abortire farmacologicamente lo farà ugualmente, chirurgicamente, per le stesse motivazioni. Un aborto non diventa facile perché è metodologicamente “più facile“.
L’OBIEZIONE DI COSCIENZA è la vera causa dell’ostruzionismo. Se l’RU 486 è compatibile con la legge, non porta ad un aumento delle IVG ed è preferibile ad un aborto chirurgico perché ci sono così tante polemiche? La risposta è semplice: benché assistito in ospedale, l’atto di assunzione di una pillola abortiva è autonomo ed evitando l’intervento chirurgico si aggira l’obiezione di coscienza. È l’obiezione di coscienza ad essere banalizzata, non la vita.
Legge n. 194/78, articolo 9:
(…) L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
Bisogna di fatto osservare che l’obiezione di coscienza, benché sia un diritto del medico, non permette di esercitare i diritti derivanti dalla legge 194 ed agisce in modo coercitivo sul paziente. La pillola abortiva risolve questo dilemma, ma anche vanifica la potenza del principale strumento di pressione etica, mentre gli obiettori non possono comunque eludere l’assistenza successiva l’aborto farmacologico. Questo comporta una redistribuzione di costi e di impegno all’interno delle strutture sanitarie, fin’ora impossibile vista la quantità degli obiettori, se non la quasi totalità in alcune strutture lombarde – dove magari le IVG fin’ora sono pesate sulle spalle di pochissimi medici, costretti a rinunciare a ferie e riposi -.
LE INGERENZE: Immaginavo che la commissione Sanità del Senato avrebbe temporeggiato con la scusa di verificare la sicurezza o la compatibilità della RU486, per poi proporre una nuova modifica della legge 194 (e fallire). La recente richiesta della commissione Sanità del Senato al governo di fermare l’immissione in commercio della pillola era quindi prevedibile, ma alla luce dei dati e delle osservazioni riportate sarebbe stata chiaramente una battaglia persa. Non potendo reimpossessarsi dell’arma dell’obiezione di coscienza, il Movimento per la Vita ha quindi proposto una modifica all’art. 1 del Codice Civile per estendere i diritti personali dal momento della nascita al momento del concepimento. Un’idea così bizzarra all’insegna del teoconservatorismo più estremo non me l’aspettavo proprio.
IN ALTRI STATI la pillola è in commercio da più di 20 anni. In altri stati è possibile somministrarla entro la nona settimana di gestazione, come anche la nostra legge 194 prevede. In altri stati la Chiesa non ha evocato la scomunica per le donne che l’assumessero. Ma per l’Italia non ha importanza ciò che accade negli stati limitrofi. Ciò che è lecito o illecito sul piano morale prescinde dalla legislazione ivi vigente, quella degli stati confinanti fa a malapena il solletico all’opinione pubblica. Il caso dell’RU 486 è emblematico di come nel sistema italiano si tenda a tentare di modificare le leggi, piuttosto che a rispettarle anche quando sono scomode al governo.
Quanta polvere per ogni spiffero che agita la bandiera italiana verso uno straccio di laicità in più.



Grazie Ale per il lavoro di ricostruzione minuzioso che hai fatto. Per quanto l’aborto non mi entusiasmi, sono fermamente convinto che dove c’è legislazione le cose vadano molto meglio. Lo vedo anche qui dalla Spagna, dove si sta combattendo una battaglia durissima in Parlamento per la regolamentazione di tempi e modi dell’aborto, per sopperire ad una legge, quella attuale, completamente insoddisfacente, antiquata ma, soprattutto, dalle maglie molto lasse. Sono d’accordissimo con gredase quando parla di aiuti economici alle donne povere per il mantenimento del figlio, anche se nella mia ignoranza non conosco statistiche riguardo alle ragioni prepondetanti dell’aborto. Tuttavia la legge è molto chiara e trovo pietosa l’azione delle solite lobby cattoliche, alle quali interessa principalmente controllare la vita di TUTTI i cittadini (anche di quelli che hanno tutto il diritto di non considerarsi tali) imponendo il loro modo di pensare. Penso soprattutto all’intreccio di potere che esiste in Lombardia (per esempio) tra sanità e CL.
Mi sembra, in ogni caso, che la questione principale sia, dato che la 194 ESISTE, sia quella della tutela e del supporto alla donna che decide (per cause disparate, più o meno giustificabili, per povertà o per stupro) di abortire.
L’obiezione di coscienza è stata prevista per tutelare la libertà personale del medico che per motivi etico-religiosi non se la sente di praticare un aborto. Ma le dirigenze sanitarie, politicamente orientante in senso cattolico, hanno fatto presto ad utilizzarla e ad incentiverla a scopo ostruzionistico, per impedire o rendere particolarmente difficoltoso l’esercizio del diritto di aborto. Comunque oggi che l’aborto esiste in tutti i paesi civili liberi e democratici, un medico, se eticamente è contrario all’aborto, piuttosto che fare obiezione di coscienza, dovrebbe non specializzarsi in ginecologia: il ginecologo è il medico che cura la salute della donna, non è il medico degli embrioni e dei feti.
Sull’irresponsabilità e sugli aiuti sono pienamente d’accordo, infatti la legge 194 è poco applicata per quanto riguarda la prevenzione.
Un vero antiabortista invece che lottare per la scomparsa dell’aborto – cosa impossibile – dovrebbe lottare per una maggiore informazione e prevenzione nei consultori e nelle scuole, per l’emancipazione e la difesa dei diritti femminili e per garantire aiuti economici.
Applicare restrizioni alle leggi di modo da rendere complicato/quasi illegale l’aborto limita solo la libertà di scelta della donna.
Solo potenziando sovvenzioni, istituti, aiuti economici e psicologici le donne posso essere “libere di non abortire”.
Alessia Genovese
E’ un diritto l’obiezione di coscienza, nulla da ridire. Lo dico anche nell’articolo, la conseguenza dello sgravio di costi è solo un’osservazione oggettiva. Penso però che al momento dell’entrata in vigore della legge 194 (1978!) la possibilità di appello all’obiezione di coscienza avesse un senso particolare, perché i medici essendo già tali non avrebbero potuto sottrarvisi, mentre ora coloro che intraprendono la professione in ostetricia e ginecologia sanno bene a cosa potrebbero andare incontro. Che obiettino per ragioni etiche, per asservimento o per comodità (i non obiettori si ritroverebbero a praticare quasi solo aborti vista la quantità degli obiettori) ad ogni modo, hanno tutto il diritto di farlo secondo la legislazione vigente, che però non prevede l’astensione dall’assistenza precedente e successiva l’atto causante l’aborto (intervento chirurgico o assunzione del farmaco – o del “chimico” per chi preferisce chiamarlo così sostenendo che la vita in arrivo non sia una malattia da curare).
Quello su cui volevo porre maggiormente l’accento è il fatto che la pillola abortiva aggiri la pressione dell’obiezione di coscienza e secondo me è questa la vera causa della recente proposta di modifica dell’art.1 del Codice Civile.
Alessia Genovese
Ridurre l’obiezione di coscienza della maggior parte dei medici a un problema di costi per il sistema sanitario è aberrante.
Il medico non è uno che passa per caso in sala operatoria e se, nonostante la comune opinione contraria, si convince che l’aborto è immorale perché comporta la soppressione di una soggettività umana, la sua obiezione non può essere banalizzata né i medici non obiettori possono lamentarsi se i colleghi, ESERCITANDO UN LORO DIRITTO, non uccidono i feti.
È poi da precisare che una cosa è la legge un’altra la morale, se una cosa è legale non per forza è morale. Parlate del falso in bilancio depenalizzato, ammettiamo che sia come dite voi, quella legge è del tutto legittima sebbene immorale.
Non è nemmeno vero che le donne che abortiscono lo fanno con ponderazione, ci sono casi in cui le cose non stanno così, né la causa maggiore di gravidanze indesiderate è lo stupro: è l’irresponsabilità.
Se poi una donna è costretta ad abortire perché p in difficoltà economica non credete che sarebbe meglio, invece che togliergli la speranza di un figlio, aiutarla economicamente? Queste cose già le dice la legge 194.
Non credete che, se una donna abortisce perché povera, questo comporti una DISPARITà DI OPPORTUNITà dato che le donne ricche possono fare figli e quelle povere no?
Non credete che se una donna abortisce per mancanza di denaro questo le impedisca, laddove voglia essere madre, di REALIZZARSI COME MADRE E COME DONNA per cui forse sarebbe meglio prevedere l’aiuto economico piuttosto che l’aborto?
È una questione di UGUAGLIANZA e di DIGNITà FEMMINILE tra le altre cose.
Hai perfettamente ragione Viò, il peccato non è crimine ed il diritto ad abortire è stato normizzato nel 1978. “Clandestinità legale” è un ossimoro di grande effetto usato per instillare il senso di colpa nelle coscienze cattoliche più ingenue.
Per questo è importante informare sui diritti e sulle leggi: per non fare trionfare il culto dell’obiezione di coscienza, che di cosciente ha ben poco quando arriva persino a deprecare anticoncezionali come il preservativo, utili non solo ad evitare gravidanze “indesiderate”, ma anche a prevenire l’HIV.
Bisognerebbe preoccuparsi maggiormente di altri ambiti della legalità, come giustamente fai notare anche tu, non a caso l’RU 486 è assurgibile ad emblema di come nel sistema italiano si tenti di modificare le leggi scomode al governo, invece che rispettarle. Penso al lodo Alfano. Ed anche alla stessa 194, poco applicata per quanto riguarda la prevenzione, come se ci fosse un silenzioso desiderio che le donne restino incinte nell’ignoranza, per poi punirle con l’obiezione di coscienza.
Alessia Genovese
“clandestinità legale dilagante”
io utilizzerei questa definizione per molte altre situazioni del nostro povero Paese… per dirne una, il falso in bilancio…clandestinità legale devastante…. non è più appropriato che per la pillola??
Ma io la trovo una cosa assurda…come in tutte le cose ci vuole testa, se una donna sceglie di abortire ci pensa bene non è una decisione impulsiva come farsi il botulino, è giusto che possa scegliere e decidere.
Mettiamo che il figlio che ha in grembo sia frutto di uno stupro o che non sia in grado di occuparsene…
Se in Italia verrà vietato la gente se le procurerà fuori in altri stati e secondo me modificando la legge si farebbe solo un grosso passo indietro.